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stefano scarano

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blanket

Chile  
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7 décembre

Domenica

Venerdì sera sono tornato a casa dopo l'università - mi pare. L'uscita del venerdi' sembra sempre più improvvisata, meno programmata, più libera, no? Almeno a me così mi pare, forse perchè torno da Napoli e dopo un po' già esco invece di stare tutto il giorno a casa sapendo di uscire e poi farlo come succede i sabati. Ieri (sabato) sono uscito coi ragazzi. Chi? Non so; potrebbe essere chiunque ma tanto non è che la sostanza cambi molto, anzi...  andarsi a prendere, decidere dove mangiare, chiacchierare, studiare tutti con la massima attenzione e la massima distrazione contemporaneamente. Essere lì e restarci come in un brutto sogno che non ho voglia d'abbandonare perchè ho capito che è solo un sogno a cui mi diverte fingere di credere. Usare occhi e facce di chi sto sognando per intagliare segni sul legno del letto; segni da andarmi a rileggere in pomeriggi lontanissimi, in un futuro irraggiungibile. Svegliarsi la mattina dopo ed essere sicuro di non essere stato l'unico ad annoiarsi; che a tutti sia successa la stessa cosa ma che per qualche motivo nessuno ha avuto voglia di dirlo a nessuno. Sorridere da solo perchè è un mondo di idioti. Sorridere e contemporanemanete quasi morire di paura. Passare la mattina senza fare niente e poi vedere in tv la partita del Napoli. Tra il primo e il secondo tempo strisciare le pantofole fino in cucina per cercare qualcosa da mangiare, affacciarsi su tutto il grigio di quella città e lasciarmi confondere dall'assenza del blu. Poi tornare stordito al secondo tempo e sperare e pregare che qualcosa mi faccia urlare: un'espulsione, un gol, una traversa, quello che sia. E poi nemmeno mi ricordo più; nemmeno mi ricordo più...

Soundtrack: Patrick Watson. Sunday






1 décembre

moon

In Moon fa sempre freddo, niente é in grado di scaldare niente e tutto quello che sembra programmato per farlo sfugge in qualche maniera ai propri compiti: i raggi di sole sono lame di ghiaccio; il caldo rosso dei led della base lunare si perde in un mare di plastica bianca; i videomessaggi di una moglie innamorata seminano il dubbio nel cervello del marito; persino le tazze di te, apparentemente l'unica cosa davvero calda di tutto il film, invece di scaldare le mani a un Sam Rockwell quasi perfetto, gliele bruciano. E' un freddo da cui non ci si puo' salvare quello in cui l'astronauta Sam Bell si prepara a passare gli ultimi 15 giorni dei suoi 3 anni di contratto prima di tornare sulla terra. E' solo. Unica compagnia Gerty, computer programmato per difenderlo da qualunque cosa metta in pericolo la sua stabilitá fisica e psicologica. E in una solitudine cosi' profonda il pericolo non puó che arrivare da se stesso; un se stesso curioso, aggressivo, piú giovane, che si interroga su quello che Sam Bell non osa piú mettere in dubbio dopo tre anni di luna e basta, e che gli regala contemporaneamente la sconfitta definitiva e la possibilitá d'una rinascita in un finale che emoziona senza mai eccedere, come se il freddo in cui é immerso l'intero film abbia concesso a ogni scena di non oltrerpassare mai la temperatura del kitsch. Attraverso l'iconografia classica del genere Duncan Jones costruisce un'opera dolente, profonda e incredibilmente efficace sull'essere messi definitivamente di fronte a se stessi senza piú nessuna possibilitá di sfuggirgli. Un piccolo grande film.

Soundtrack: William Fitzsimmons. We feel alone.

25 novembre

bird

Andrew bird ha le gambe sottili come una gru e ogni tanto quando se ne sta sul palco stringendo fra le mani il suo violino ne tira su una fino al ginocchio e sembra ancora di piú una cicogna o qualche altra specie di volatile dalle zampe lunghe e sottili mentre atterra o riparte via in volo, avanti e dietro tra la superficie d'un lago ghiacciato e un cielo azzurro. E poi si chiama Bird, no? E la sua incredibile capacitá di fischiare? E gli uccellini stampati sul merchandising? Ah! E poi durante le ultime tre canzoni dell'inimmaginabile concerto di ieri sera io non ero piú nella sala Apollo; ero stato accompagnato da qualcuno in un posto talmente in alto che quasi morivo di freddo. Avevo talmente freddo che quando Helia mi ha sfiorato la spalla ho creduto di aver sbattuto contro una stella. E chi se non un essere alato mi avrebbe potuto condurre fin lassú?
 
Soundtrack: Andrew Bird. Oh sister (Bob Dylan's cover)
16 novembre

Tornare indietro (follia)

Rallentare la corsa / accelerare di colpo; fermarsi / ripartire; negli occhi il colore della luce con cui sei passato. Pensare all'uomo rosso / ripensarci di nuovo. Pensare all'uomo verde / ripensarci ancora. Mettere in fila altri tre passi e sapere / non sapere che saranno gli ultimi in quella direzione; guardarsi in giro; controllare bene, fermarsi ancora. Restare immobile, pietrificarsi, spietrificarsi; guardare l'orologio, cercare il telefono nella tasca dei pantaloni. Comporre millimetro per millimietro il primo passo dall'altra parte; il primo verso il passato; il primo verso le bugie, il primo verso il sogno di scelte da rifare, decisioni da cambiare, possibilitá da annaffiare, colori e profumi da raccogliere sul ciglio d'una strada che era parsa sporca, arida, impercorribile. E andare; un piede dietro l'altro: ieri, l'altro ieri, il giorno prima ancora. La colpa ti fa sorridere / quale colpa? Arrivare / non arrivare mai. E lungo il cammino prendersi gioco della paura / saggezza di allora. Violentare la logica, sciogliere uno a uno i nodi del ragionamento, ripartire da zero, sospirare che ancora c'`tempo. Mentire, mentire e mentire ancora, sempre, a tutti, in ogni caso, in qualunque corcostanza, tornare indietro.

Soundtrack:  Wild honey. Whistling rivalry

27 octobre

hand in unlovable hand (again...)

Tu che scivoli via senza rumore e io che non ho niente da perdere: non la tua compagnia, non il tuo sorriso, non le tue mani nelle mie. Niente, se non quello che non ho mai avuto. E allora vai, occhi tristi. Piú di tutto vorrei non capirti; piú di tutto vorrei impazzire; piú di tutto vorrei non vedere, sbandare, barcollare e poi cadere. Piú di tutto il resto vorrei cadere ma non mi é concesso. Troppe volte sono stato al tuo posto per fingere tristi stupori; troppe volte sono stato quello che sei per avere ancora dubbi; troppe volte ho indietreggiato per chiederti di farti avanti; e troppe volte sono scappato per chiederti di tornare. E allora torna, occhi tristi. Tornami accanto. Torna vicino. Ti giuro che con me non sarai felice; ti prometto che finirá male. Non é quello che vogliamo? Ti giuro che lo sguardo gettato nel precipizio dei miei occhi non t'ha mentito. Fará male. Non te ne andare...   
 
Soundtrack: Matt Elliot.. The mess we made
19 octobre

non lo sapranno...

Quando un giorno, non posso esserne sicuro ma credo avverrá intorno al 2026 0 2029, diventerá impossibile ignorare i cambiamenti prodotti sul pianeta dai gesti imprudenti e folli e teneri e disperati e spensierati e felici di quella notte di metá ottobre, un ragazzo triste, con gli occhiali grandi e poche ragazze a giragli intorno senza sapere bene perché comincerá a fare attenzione alla luce fioca della piccola biblioteca di fronte alla casa in cui vive da sempre coi suoi. All'inizio ci andrá solo per vedere com'e', poi ci tornerá notte dopo notte per mesi fino a che i libri di quel piccolo mondo non gli basteranno piú. Per mesi piú lunghi e piú veloci vivrá nella grande biblioteca centrale fino a che un giorno, quando crederá d'aver messo da parte le prove sufficienti a giustificare un viaggio tanto assurdo, comprerá due biglietti d'aereo per Barcelona, Spagna. Uno per lui e l'altro per la tipa che aveva passato gli ultimi sei mesi a studiare Esopo nel tavolo del fondo, quello vicino al corridoio. Aveva inizato a fumare per fare la pausa con lei nel gelo dell'atrio e non s'erano scambiati che poche frasi eppure il pomeriggio dopo gliel'avrebbe chiesto. Le avrebbe spiegato quanto era incredibile e allo stesso tempo incredibilmente semplice quello che era riuscito a scoprire e l'avrebbe convinta a seguirlo fino a Gracia, un quartiere di Barcelona che una volta era un altra cittá. Lei era una ragazza curiosa, intelligente; lei avrebbe accettato. E quando si fossero trovati dentro la stanza di quell'appartamento; quella che tutti i fogli spiegazzati con cui erano partiti, indicavano essere l'inizio di tutto, sarebbero stati felici ed emozionati. E sarebbero stati dove sono stato io e dove sei stata tu quel sedici ottobre 2009 a cambiare l'ordine dell'intero cosmo con un solo abbraccio.
 
Soundtrack: Okkervil river. Seas too far to reach.

14 octobre

mani

Lasciami... / ... / lasciami le mani... ti prego... / perché? / non voglio... / perché? / ho bisogno delle mie mani / non ti piace? / cosa? / non ti piace che ci teniamo le mani? / si... / ok le lasceró andare allora, ti lascieró andare le mani / non lo dire, ti prego... fallo e basta / é che... é che non so se é quello che voglio / ti prego... / avró freddo dopo / starai bene / e tu? / anch'io staró bene / sei sicura? non so se saró piú capace di riprenderle e volerti bene di nuovo / si, sono sicura; e se non torneremo piú a tenerci la mano andrá bene lo stesso / a te non importa niente... / cosa? / non ti importa niente di me / invece e a te che non importa niente / a me si... a me importi tu / non dirlo / perché? perché no? / tu sei peggio di tutti gli altri! / ... / ... / sai una cosa? non saremo dovuti arrivare a questo punto. Non so se é stata solo colpa mia ma di sicuro non ci saremmo dovuti arrivare / vattene! / ... / ... /
 
Soundtrack: Lady & bird. La ballade of lady and bird (via)
7 octobre

do

Ieri notte tornavo a casa con le mie quasi vicine dopo aver bevuto una mezza Coca Cola leggermente amara. Di solito la geografia dei nostri indirizzi mi porta a casa subito dopo Anna, abbastanza prima di Tuti e Laura e decisamente prima di Carla e Ingrid. Ma non ieri. Motivo: Ingrid. Da quando ci siamo incontrati ha cominciato a guardarmi come guarderesti una persona che conosce il tuo segreto anche se non ci sono segreti in questa cittá. Di solito quando guardi negli occhi qualcuno e ci vedi il tuo segreto puoi spaventarti a morte o essere grata, lei sembrava felice. Senza chiedermi cosa sapevo né come facessi a saperlo mi ha condotto nel suo mondo e mi ha parlato di come la vita puó essere crudele con chi crede di avere troppo freddo per lasciare casa; con chi tiene gli occhi negli occhi di un altro e le mani sui propri fianchi; con chi sceglie di aspettare un giorno in piú. Gli ho detto che lo sapevo: che se metti gli occhi negli occhi di qualcuno devi anche dargli le mani; e che se non lo fai metti in moto una specie di reazione a catena e una ruota incredibilmente grande nascosta da qualcuno millenni fa sotto la superficie di questo pianeta inizia a girare tirandosi dietro un filo invisibile che nessuno lo sa ma é collegato al cuore di chi ha iniziato a farla girare e alla fine ti ritrovi con cuore strappato dal petto e con nessuna voioglia di ricominciare. Lo so anch'io, le ho detto; ma non ho idea di come evitarlo...
 
Soundtrack: Girls. Hellhole ratrace.
5 octobre

empty

... si, Maria. Ogni cosa ha il proprio pendio sul quale scivolare. Ed é cosí surreale starsene lí a guardarla scivolare; scoprirsi a fingere che ci siano altri modi, altri mondi; forze di gravitá che rispondano a formule differenti, con meno zeri. Riscoprirsi agitato nella calma di un lento, regolare, perfetto scivolare, nel panico in un'equazione di secondo grado; in attesa di un terremoto, di variabili nuove e complicate che arrivino a rendere tutto meno inesorabile. Mandare le fede che mi resta a elemosinare tra dei greci, fate alate, sogni ancora non infranti e vederla tornare vuota come se n'era andata e ascoltarla chiedere a me quello che io le avevo giurato potesse trovare solo su montagne troppo alte per essere raggiunte. E scegliere di non deluderla, almeno a parole; darle o forse solo dirle tutto quello che ho e un'istante dopo vederla illuminarsi e sparire dentro di me. E volgere lo sguardo allo stesso pendio e capire che tutto quello che é cambiato non si lascia né si lascerá mai vedere. E poi saltare...
 
Soundtrack: Ray LaMontagne. Empty
21 septembre

start...

Primo fra gli innumerevoli eventi di questo accogliente settembre barcelloso stasera, nella speciale occasione del suo ultimo concerto europeo da una vita e nell'ancor piú incredibile coincidenza del suo settantacinquesimo compleanno, Leonard Cohen fará passare a me e a tutti quelli che hanno avuto l'intuito di comprare il biglietto e la fortuna di trovarlo tre ore di spasso che da sole spingeranno il piú strampalato tra i mesi di questo duemilaennove un paio di gradini piú in lá. Se penso che in poco piú di un paio di settimane la festa conterá come ospiti l'ottimo Scott Matthew, il buon vecchio Billy Bragg, Danielson, Akron Family e l'attesissimo 1984 di Orwell nella versione scritta e diretta per il teatro da Tim Robbins le eventuali lamentele su cosa cacchio fare per sfuggire a paranoie tipo quella dell'ultimo post scivolano via direttamente ad ottobre. Su tutto, come ciliegia sulla torta, cacio sui maccheroni o oro sull'azzurro come ho appena appreso si dice in Portogallo, la vera chicca dell'anno: l'arrivo trionfale dopo i successi pubblicitari degli amattissimi e indimenticati da noi veri fan Billy the vision and the dancers. Se tutti i mesi fossero come questo sarei felice e senza un euro per il resto della mia vita...